Le statue di sabbia di Leodegario, sospese tra la Grecia e Chartres

La “firma” più celebre del romanico in Navarra è quella di Leodegario: è tra gli scultori più valenti che operano nella regione, e ne conosciamo il nome perché lo lascia inciso – “LEODEGARIUS ME FECIT” – su una delle “statue-colonna” del grande portale di Sangüesa, in buona parte a lui attribuito.

Le tre Marie con i loro libri
Il portale di Santa Maria la Real

Il nome di Leodegardo è strettamente legato proprio alle statue-colonna, quelle figure allungate che l’ultimo romanico ha cominciato a proporre nei suoi portali – in attesa che l’arte gotica ne faccia un elemento imprescindibile – e che il nostro scultore ha saputo realizzare con maestria ed eleganza. E se alcune sue opere minori si trovano anche altrove, il suo nome è indissolubilmente legato alle sei figure del portale di accesso alla chiesa di Santa Maria la Real a Sangüesa, scolpite probabilmente tra il 1160 e il 1170.

Quelle a destra rappresentano tre apostoli: il primo è Pietro, e nelle sue mani ancora si riconosce ciò che resta delle chiavi; il secondo è Paolo, con la consueta fronte alta dai capelli radi; il terzo – e sorprende non poco – è Giuda, che Leodegario raffigura impiccato, e sul cui petto incide le parole “IUDAS MERCATOR”, marchiandolo quindi come suicida e traditore per denaro. Alle colonne che reggono il portale a sinistra, Leodegario appoggia tre figure femminili. Si tratte delle stesse tre “pie donne” che la mattina di Pasqua si recarono al sepolcro trovandolo vuoto, e sono identificate tutte dalle scritte incise sul libro che ciascuna di loro porta tra le mani: la prima è “MARIA IACOBI”, cioè Maria di Cleofa; al centro abbiamo “MARIA MATER XPI”, quindi la Vergine, madre di Gesù – che con la mano destra indica l’altra iscrizione con il nome di Leodegardo -; la terza figura femminile è resa riconoscibile dalla scritta “MARIA MAGDALENA”.

Il portale

Le figure allungate di Leodegario sono inconfondibili. Notevolissimo è il modo in cui i corpi vengono dilatati in lunghezza, quasi fossero teneri, e le forme si addolciscono in un fluire dolce verso il basso. Qui a Sangüesa, le sue statue-colonne stanno sotto un sole intenso che, aiutato dal vento e dalla pioggia che nei secoli hanno eroso un poco la pietra, sembra sciogliere ogni durezza. Osservando il portale nel clima tutto particolare di quest’angolo di Navarra, si ha la sensazione di trovarsi davanti a opere notevolissime per la qualità scultorea, e soprattutto animate da un’originalità prepotente. È inevitabile concludere che Leodegario è davvero uno scultore innovativo e inconfondibile: vien voglia di andare a cercare le altre sue opere, come le piccole statue-colonna che si possono ammirare nascoste in un’abside ad Uncastillo, nella vicina Aragona; e il caldo, la luce, la pietra che sembra sabbia, ma anche i panneggi fini che coprono i corpi delle Marie con pieghe sottili e verticali, ci portano a pensare addirittura alla Grecia e a certe famosissime cariatidi in forma di donna dell’età classica.

Gli apostoli di scorcio

È invece più difficile, sotto il sole della Navarra, rilevare il collegamento, giustamente proposto dagli studiosi, con altre statue-colonna, quelle del portale occidentale di Chartres, il Portail Royal. Per due motivi da Sangüesa è ben difficile pensare a Chartres: intanto perché l’Ile-de-France, con il suo clima verde e umido, sembra essere tutt’altro medioevo; ma poi anche perché siamo portati a pensare che nella grande cattedrale francese tutto sia gotico, e siano gotiche – cioè realistiche, sorridenti, perfettamente proporzionate – anche tutte le statue-colonna, dimenticando che quelle del Portail Royal risalgono invece al 1150 circa, e sono ancora meravigliosamente romaniche. Ma uno sguardo attento, un confronto tra i visi, un’analisi lucida fanno scoprire anche questa inattesa vicinanza tra Chartres e la Navarra. C’è, in realtà, una stretta parentela tra le figure scolpite da Leodegario e le statue-colonna francesi, che dialogano, seppur da molto lontano, anche per la modalità con cui si allungano le proporzioni dei corpi e per la verticalità delle leggerissime pieghe delle vesti.

Con un’estrema semplificazioni, potremmo dire che la lezione di Chartes attraversa i Pirenei nella seconda metà del XII secolo, e che queste figure addossate alle colonne dei portali ne sono forse il capitolo centrale. Ad Ávila e a Compostela, questa lezione che viene dalla Francia ispira veri e propri capolavori – il portale del maestro Fruchel e il Portico della Gloria di maestro Mateo – che stanno davvero ad un passo dal poter essere definiti gotici. Ma a Sangüesa no: qui le statue-colonna di Leodegario, mentre declinano l’insegnamento del Portail Royal, lo interpretano con vigore ed originalità; queste figure chiare parlano una lingua ancora pienamente romanica; ed invece che fare passi avanti verso l’arte del Duecento, sembrano quasi andarsi a bagnare nella purificante fonte dell’arte popolare e religiosa, che all’avvento del gotico, nella Spagna del XII secolo compiuto, pone l’ultima strenua ed efficace resistenza.

Le tre Marie e i capitelli sovrastanti

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