Lanterne cinesi sui capitelli di Tolosa

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I capitelli di Tolosa nel Museo degli Agostiniani

Sopra scandalose colonne, si appoggiano capitelli meravigliosi. Nel Museo degli Agostiniani di Tolosa, fusti colorati d’arancio e d’azzurro, sotto lampadari che sembrano lanterne cinesi, sostengono bianchi marmi scolpiti di cavalieri e santi e storie della Bibbia. Singoli o binati, solo in questo imitano i sostegni di un chiostro; e in null’altro somigliano a colonne antiche, questi pilastri da cantiere edile.

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Uno scorcio della Sala

Ora, può essere che a molti non piacciano, che a molti risulti sgradevole il troppo contrasto. Ma se così li volle Jorge Pardo, che appunto curò la sezione romanica del museo tolosano, forse fu proprio per isolare la serie spettacolare di capitelli, per illuminarne la grazia e la purezza dentro un eccentrico contesto. Per isolarli, insomma; in un luogo così sgargiante, infatti, è più chiaro per l’occhio dove andare a riposarsi: sui rilievi ondulati dai secoli, sui capitelli romanici provenienti dalla Daurade, da Saint-Sernin e Saint-Etienne – monasteri ricchi un tempo – e qui raccolti per la fortuna degli appassionati.

Credo che l’architetto americano lo sapesse bene: il romanico non è arte da museo. Ma in questa sala, in questa sezione del Musée des Augustins dedicata alla scultura medievale, anche Before Chartres potrebbe sostare per ore: per studiare l’enigmatico “pilastro di Narbonne”, o per guardare da ogni angolo il capitello dedicato alla macabra cena di Erode, o quello con la storia di Giobbe e delle sue sofferenze, i gioielli più preziosi di uno scrigno che poi però offre molti altri pezzi di grandissimo pregio. Appoggiati là, tra sostegni arancioni e luci da Festa del Redentore.

Una sala così, una tale vetrina di rilievi romanici, non potevamo incontrarla che a Tolosa: a Tolosa, culla della scultura romanica; a Tolosa, dove la “Porta di Miégeville” si propone come il primo portale medievale scolpito e istoriato, prototipo per tutti gli altri grandi timpani, eppure già meraviglioso nel modellato e nella forza teologica. Ed è curioso che proprio in questa sala e in questa città, dove molti pezzi scolpiti narrano la nascita della scultura romanica fatta di uomini, di figure e di miracoli incisi nella pietra, già questi stessi pezzi preziosi annuncino la fine di questa arte – pensateci! – attraverso il progressivo assottigliarsi della presenza dell’uomo nel capitello scolpito.

Lo dice chiaramente il sito stesso del Museé des Augustins, commentando alcuni dei capitelli: “La tendance à la miniaturisation des personnages – spiega – et à la prédominance de l’ornementation végétale sur la figure humaine se confirme ici, trouvant son accomplissement dans la seconde moitié du XIIe siècle“. E’ vero: nei capitelli del Museo si può notare come via via, fino alla fine del XII secolo, i corpi umani che il primo romanico presentava come ipertrofici, si fanno sempre più esili, da “caricature” a “miniature”. Si prepara così un’altra delle mutazioni che il gotico imporrà con il suo arrivo: “Ces œuvres marquent la fin d’un parcours qui embrasse l’intégralité du XIIe siècle – scrivono i curatori – avant de mener vers la disparition de la figure humaine“. Precisamente: verso la scomparsa della figura umana dai capitelli, che nel tempo gotico torneranno ad essere foglie e geometria disabitate dai mostri, dai miracoli, dai diavoli… E disabitati, purtroppo, anche dall’uomo.

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Il capitello della Cena di Erode

Restiamo allora a Tolosa, ancora per un po’, fin che ci è possibile. Restiamo in questa strana selva del Museo degli Agostiniani, bosco moderno, sui cui alberi però penzolano i frutti dell’arte che non stanca mai. Ricacciamo lontano, e teniamolo a bada, il tempo dei capitelli senza figure umane, che non sarà più romanico, e non sarà più il nostro. 

 

 

 

17 pensieri su “Lanterne cinesi sui capitelli di Tolosa

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Giuseppe Berton da FB):
    Ecco, un’occasione interessante per guardare con “tanti” occhi!
    Non siamo in Catalogna, lo so, ma di primo acchito mi vengono in mente i colori intensi delle opere di laggiù.
    Anche la “modernità permanente” di queste sculture medioevali, che il contesto abbagliante non può soffocare.
    Ma è anche vero, credo, che l’allestimento sia un po’ troppo “invadente”; il progettista non ha rinunciato a…esporre anche se stesso…?!
    Forse la lezione discreta e amorevole, devota alle opere, di Carlo Scarpa ci è più congeniale: ma il nostro sguardo, in ogni caso, sa bene dove e a che cosa rivolgersi, vero?😊

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Giovanna Bigalli (da Fb):
    Leggere post come questo mi mette nostalgia del mio tempo dei viaggi alla ricerca delle chiese romaniche… a volte lontane, a volte sperdute, ma che brivido all’arrivo…. e nostalgia della dimensione profondamente spirituale con cui sono lette queste parole di pietra…
    Grazie, queste esperienze sono state così profonde che è bella anche la nostalgia.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Credo che alla fine, concentrati sui capitelli, proprio perché isolati dal consueto contesto, li si possa osservare per la loro specifica realtà. Non è detto che sia uno sguardo migliore, ma è uno sguardo diverso, che li mette molto “al centro”.

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      • Cesare ha detto:

        Ma non sono isolati, sono schiacciati, sconvolti, come inseriti in una discoteca, in un luna- park; perchè usare sempre al negativo la parola museale? Anche al loro posto di costruzione originale, nella chiesa, sono oggetti museali, chiari, efficaci, comprensibili, senza la baldoria dei colori chiassosi

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  3. Christophe Trinquier ha detto:

    Per me, overdose di materiale tipico della cultura pop, una concorrenza estetica sleale, un tradimento dello spirito romanico. Un’installazione che presto sarà obsoleta…

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  4. Giulio Giuliani ha detto:

    Angela Maria Furnari (da Fb):
    Di primo acchito ho pensato: Che bello!. In effetti la visione d’insieme è molto suggestiva, poi però ho notato che l’ambientazione colorata e le luci prendono il sopravvento visivo sui capitelli che dovrebbero essere i veri protagonisti dell’allestimento. Allora rifletto che un’ambientazione più sobria, con meno colori e luci e con quale riferimento storico e culturale avrebbe valorizzato di più i capitelli.

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  5. Giulio Giuliani ha detto:

    Jose Luis De Carlos (da Fb):
    Disparatada conjunción de estilos imposibles de convivir en el mismo espacio.
    Se trata de una falta de respeto al arte antiguo que no se puede justificar como un intento de aggiornamento, que está por completo fuera de tiempo y lugar.

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  6. Giulio Giuliani ha detto:

    Luca Borgia (da Fb):
    “Ma che è ‘sta cafonata?” (cit. Cristian De Sica; c’è anche l’altrettanto famoso “Strunzata” dei Trettrè). Stronco in pieno. A Tolosa il protagonista, volutamente, è l’allestimento: vanagloria di un presuntuoso, e lo dico senza nemmeno sapere chi sia l’autore, non me ne frega niente. Meglio, nettamente meglio nella sua semplicità, il S. Anastasio di Asti, dove i protagonisti sono i capitelli (oltretutto a fianco del corridoio c’è la cripta della chiesa antica…).

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      A ciascuno il giudizio che ritiene di dare. Io per me di fronte agli allestimenti, che ad un certo livello sono sempre affidati ad architetti con i fiocchi (come nel caso di Tolosa), ci vado piano. Dico: mi piace/non mi piace, piuttosto che dare giudizi da critico d’arte contemporanea, quale non sono. Poi capisco: il fruitore ha diritto a reagire come gli detta il suo sentire. Quindi se osi, rischi anche di dispiacere. E l’americano, qui, ha osato eccome. 🙂

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Luca Borgia (da Fb):
        L’architetto con i fiocchi ha fatto in modo di distogliere del tutto l’attenzione sui capitelli; c’è da sforzarsi, per guardarli. Posso però suggerire una nuova committenza per il fantasioso autore: i Casamonica.
        Non è da tutti conciliare un allestimento significativo e la valorizzazione delle opere. Evidentemente non tutti quelli di grido riescono. Mi pare che di spazio ne avesse a sufficienza. I capitelli andrei pure a vederli, ma rimarrebbe l’incazzatura. Oggettivamente trovo difficilissimo apprezzare un allestimento da parco giochi (autopiste, calcinculo, venditori di caramelle ecc.). E’ come se, nel caso dovessero risistemarne il sagrato, mettessero un monumento moderno assai invasivo a coprire la visuale, per dire, di S. Pietro a Tuscania, per riempire un po’ lo slargo. Gli giri attorno, ok, e poi entri in chiesa. Ma il contesto perderebbe. Ad ogni buon conto boccio Tolosa…

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        • Giulio Giuliani ha detto:

          Ma no, Luca! 🙂 Di nuovo no! 🙂 Tolosa è una città meravigliosa. Calda, con un cielo infinito, piena di cose splendide: una basilica grandissima con una parte absidale da favola, un portale tra i più notevoli e molte altre sculture in giro tra chiesa, chiese e Museo. Non bocciare Tolosa. Anzi, Vai a visitarla! Vedrai che torni entusiasta: magari non cambi idea sull’allestimento di Jorge Pardo 🙂 … Ma il resto ti farà innamorare.

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        • Cesare ha detto:

          Gli architetti con i fiocchi ormai “osano” come da copione, cercano volutamente la “provocazione ” perchè sanno che farà più casino ed è quello il loro scopo, che si parli di loro, gli si faccia pubblicità, e sempre con l’ipocrita compunzione di giornalisti e critici ammanicati che forniscono le spiegazioni lambiccate da usare come foglia di fico per coprire queste autentiche vergogne

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  7. Giulio Giuliani ha detto:

    Maurizia Onofri (da Fb):
    Non mi piace e non lo trovo artistico: quei colori attirano lo sguardo più di tutto inoltre tutte quelle luci non valorizzano i volumi scolpiti dei capitelli che rimangono la cosa che colpisce di meno. Pollice verso.

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