Canigou: è la più bella, vestita o nuda

Come una splendida donna che, invitata ad una cena di gala, abbia inteso mostrarsi in tutta la sua eleganza, così il monastero di Saint-Martin-du-Canigou è di una bellezza sfolgorante, tanto che forse, tra quelli del tempo romanico, non teme confronti. Costruita su un picco roccioso nella spettacolare cornice dei Pirenei francesi, l’abbazia fa sfoggio della sua chiesa doppia, dei capitelli ritrovati, del campanile possente; indossa davvero un abito di gran firma, regalatole dal miglior restauro, e tutti – come fanno gli ospiti della serata incantati al passaggio della gran dama – riconoscono il suo fascino prepotente. Quello che i più non possono sapere è che quella meravigliosa signora non deluderà – e non lo fa neanche Saint-Martin – nemmeno chi avrà il privilegio di vederla spogliata, in penombra, calato lentamente il vestito che ci prepariamo a slacciare.

La nostra dama, la bellezza che tutti ha fatto innamorare, Saint-Martin-du-Canigou, è un’abbazia dalla storia antichissima. La volle Guifred di Cerdagne, uno di quei signori feudali che dominavano la Catalogna, di là e di qua dei Pirenei, intorno al Mille. La fece costruire a più di mille metri d’altitudine in uno spettacolare slargo che guarda verso la cima del Canigou; le diede una prima chiesa, che doveva essere il sacrario della sua famiglia, e che ora è sovrastata da una seconda, notevolissima, questa costruita nei primi decenni dell’XI secolo. L’edificazione della seconda chiesa testimonia dell’importanza sempre maggiore che Saint-Martin acquisì nella regione; si sviluppo presto, intorno ad essa e al primo nucleo abitativo, un più vasto e articolato monastero, che occupò tutto lo spazio disponibile intorno.

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L’abbazia in una foto invernale dal bel reportage di  Sandra Di Giusto nel sito “Les chroniques de l’histoire

Questa è la gran dama che non ci stancheremmo mai di guardare. Dicevamo del vestito di alta sartoria che oggi indossa, e lo collegavamo ad una vasta campagna di restauro. Perché nei secoli il monastero crebbe e poi via via decadde, come successe a molti altri, e infine fu abbandonato; per secoli, disabitata, l’abbazia divenne un vasto rudere da depredare, da cui molti, dai paesi posti a valle, portarono via pietre da riutilizzare altrove, e arredi, e capitelli, anche quelli più notevoli che decoravano il chiostro.

Ai primi del Novecento, però, venne per l’abbazia l’inatteso invito alla festa. E il sarto che si impose di preparare l’abito da sera per la dama – che era quasi nuda, ormai – fu un vescovo che di certo se n’era innamorato. Monsignor Jules-Louis-Marie de Carsalade du Pont dedicò tutto se stesso e molte delle sue risorse, nei primi trent’anni di quel secolo, al restauro del monastero; dopo di lui altri benefattori si presero cura della nostra donna fatale: la chiesa diruta fu ricostruita e allo stesso modo si ripristinarono il chiostro e gli edifici conventuali; le autorità locali ed ecclesiastiche destinarono fondi anche al recupero dei preziosi rilievi – in particolare dei capitelli che oggi decorano la tribuna del chiostro volta verso lo strapiombo – che tornarono su, a Saint-Martin. L’abbazia, insomma, fu rivestita a nuovo; e così la vediamo oggi, in forma invidiabile, davvero la più ricca di charme tra le signore sedute a tavola.

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La chiesa superiore in rovina, prima della ristrutturazione del sito

Dopo la cena, lasciata la sala da ballo e appartatasi dove tutto è concesso – ma solo con il più cortese tra i commensali, e solo dopo molte insistenze – l’abbazia del Canigou si mostra com’è, com’è in realtà, sotto la mise impeccabile che ha indossato per proporsi in pubblico. Nuda la mostrano certe foto di fine Ottocento; spogliata degli interventi di restauro, e proprio così com’era prima che le donassero l’abito nuovo per la cena in società. Nuda la si può ammirare, com’era quando le ingiurie del tempo e degli uomini l’avevano davvero svestita, quanto le sue curve, per prima la volta della chiesa, erano state violate, e quando anche la collana dei capitelli le era stata strappata.

Fanno questo effetto, le donne più belle, e fa questo effetto anche l’abbazia del Canigou: non ci si stanca di ammirarle al galà, mentre conversano piene di classe e di glamour; ma sono altrettanto piene di fascino quando le si guarda dentro, quando se ne cerca e se ne scorge il corpo, e le ossa e la forma, quando una foto dai colori pallidi ne racconta la vita vera, la sofferenza, la bellezza nuda.

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In una cartolina, l”’antica abbazia prima del restauro”

 

3 pensieri su “Canigou: è la più bella, vestita o nuda

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Orbene, ne abbiamo parlato, sono stato a Saint-Martin-du-Canigou con la mia allora fresca fidanzata nel 1991. Una scalata per i sentieri in mezzo al bosco. Arroccata sulle rocce sopra i mille metri d’altitudine, questo spettacolare monastero del Mille domina la vallata, come un’aquila dal suo nido. Dura la salita, ma gratificante l’arrivo.
    Però, però… nelle sale dell’abbazia restaurata campeggiano le fotografie che qui in parte mostri, ed emerge un certa qual amarezza di vedere molto ricostruito, quello che prima pensavi totalmente originale.
    Non entro nel merito del restauro, che non posso valutare in mancanza di conoscenza specifica della fabbrica. Certo immagino che sia stato opportuno, necessario, per rendere nuovamente fruibile il monastero. Spero che sia stato rispettoso, anche se in Francia la lezione di Viollet-le-duc ha consentito restauri creativi, di fantasia, e poco corretti secondo i nostri canoni.
    Resta un luogo del cuore per me certo e forse anche per la mia fidanzata di allora, che da 26 anni ed 8 giorni è mia moglie.

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Giovanna Bigalli (da Fb):
    Credo che solo Before Chartes, al mondo, sia capace di raccontare un’abbazia come una sensuale storia d’amore. Ma anche questo accade, con luoghi come questi, che conservano il segreto della vera inalienabile bellezza. Una affascinante descrizione per un edificio che ricordo con commozione. E una scrittura magistrale, complimenti.

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