Duomo di Modena, i nei della preferita

E’ inevitabile: si possono notare difetti anche in una donna meravigliosa. Le hai viste sempre, quelle imperfezioni, ma poi, magari un certo giorno disilluso, non ti trattieni e punti il dito, che qualche neo lo puoi trovare anche nella pelle più candida. Oggi gira così, e Before Chartres si mette lì puntiglioso a guardare il duomo di Modena, grande amore di tutti gli appassionati del romanico, e fa l’elenco (peraltro brevissimo) dei suoi punti deboli.

La facciata (foto: medioevo.org)

Il viso innanzitutto: la facciata della cattedrale di Lanfranco ha senza dubbio proporzioni splendide: il rapporto tra la parte centrale e le laterali, l’inclinazione dei salienti, l’equilibrio tra slancio e possanza ne fanno un vero e proprio canone di riferimento per tutto il romanico italiano. Però, se troviamo il coraggio di ammetterlo, il rosone inserito a posteriori risulta eccessivo nelle dimensioni e forse rigido quanto al disegno interno. Subito sotto, l’edicola che sovrasta il protiro, anche questa forse aggiunta probabilmente, interrompe il bellissimo fluire delle loggette a tre archi, che sono l’elemento tipico della cattedrale, la circondano in ogni lato e la rendono bellissima. Bene invece si sono inseriti nella facciata i due portali laterali: hanno sì costretto gli architetti a spostare in alto le due lastre esterne scolpite da Wiligelmo, ma l’effetto finale resta di grande eleganza. Accarezzando con lo sguardo il corpo della cattedrale, lungo e aggraziato, si notano numerose imperfezioni anche nello stesso giro delle loggette – alcune delle quali, comprese quelle al centro della facciata, partono da un’altezza diversa dalle altre – e negli archi che le completano, a volte un po’ più bassi; ma l’imperfezione e l’irregolarità complessiva del costruito, a Modena, possono essere considerate un tratto saliente, più che un difetto, e derivano dal faticoso procedere del cantiere, messo spesso in difficoltà da cedimenti del terreno su cui si stava lavorando.

I “falsi matronei” (foto: medioevo.org)

E dentro? Com’è nel suo cuore, la nostra amata? Non c’è dubbio che l’interno della cattedrale di Modena piace a moltissimi, per il suo colore antico. Però chi ha gusti esigenti fatica ad accettare la copertura della navata, terminata in epoca già gotica con volte a crociere e costoloni a sesto acuto; i quali, se si inseriscono sui sostegni con perfetta continuità dei materiali, stravolgono però l’identità profonda dell’interno ideato da Lanfranco. Ancora, la soprelevazione del presbiterio, voluta in epoca successiva all’edificazione, risulta nell’insieme troppo marcata, anche per l’assenza di un collegamento tra il piano dell’assemblea e quello, così realizzato, della celebrazione eucaristica. Un tratto poi conferma come la nostra affascinante signora sia anche avvezza a dire piccole bugie: e sono le trifore che, in alto nella navata centrale, sembrano essere l’affaccio di un matroneo costruito sopra le navatelle; matroneo che però non c’è, e la cui assenza pesa nell’organizzazione complessiva della costruzione, che resta un modello per il romanico italiano, ma non certo un modello perfetto o compiuto (e il confronto con la cattedrale di Parma, al riguardo, è per certi aspetti sorprendente).

Il pontile (foto: medioevo.org)

Quando si arriva a guardare una donna con distacco – spesso un paravento per la nostalgia – si è anche risentiti e si va a cercare l’ombra di un “altro uomo”. Nel caso della cattedrale di Modena, non è difficile individuare l’antagonista con cui – lo sentiamo dentro – ha finito per tradirci. Dopo il tempo magico, quello romanico, in cui si è lasciata edificare dalle mani dolci e tenere di Lanfranco (architetto) e Wiligelmo (scultore), la cattedrale ha infatti flirtato a lungo con un’intera genealogia di “altri uomini”: il rosone, l’edicola in facciata, le volte a sesto acuto, il presbiterio rialzato sono tutti regali che la grande chiesa modenese ha ricevuto dai “maestri campionesi”, una famiglia di architetti e scultori che per generazioni, durante il XIII e il XIV secolo, ebbero dalla città l’incarico della cura della cattedrale. La arricchirono con gusto – con la monumentale Porta Regia sul lato meridionale, con le importanti sculture del pontile interno… – ma a modo loro. E i regali fatti da altri stonano comunque, ai nostri occhi, addosso alla preferita.

L’interno della cattedrale (foto: Giopie)

7 pensieri su “Duomo di Modena, i nei della preferita

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Arianna Borghese (da Fb):
    Indipendentemente, dalle mie conoscenze in merito al Duomo di Modena, che giudico affascinante nelle sue imperfezioni… e bello e armonioso nell’ insieme. Ho letto il blog la cui presentazione mi aveva incuriosita.. Che il Lanfranco non sia stato perfetto nella realizzazione dell’opera e’ scontato, proporzioni, equilibrio delle forme… Che forse le sculture e bassorilievi di Wiligelmo, potrebbero apparire un po’ incongruenti… e’ scontato.
    Simpatico il blog. Ma credo che sia meglio lasciare la sua bellezza, e armonia delle imperfezioni, senza guardare il pelo nell’uovo.
    Ci sono nell’ edificio, troppe aggiunte in tempi diversi… Il rosone , l’intervento dei maestri Campionesi, le volte… Ma credo che la sua armonia e bellezza nascano dalle sue imperfezione.
    Qualche elemento gotico, tutto passa in second’ordine. Del resto, anche nelle successive cattedrali gotiche francesi, che tutti ammirano, se si guardasse in modo analitico ogni struttura, troveremmo molte discrepanze. Anche perche’ parecchie di esse, sono state “restaurate”, da Viollet le Duc, che ne ha falsato l’originale. Ma nessuno se ne accorge… se non gli addetti ai lavori. Comunque il Romanico, ha subìto spesso delle aggiunte successive. Che ne hanno falsato le proporzioni. Ma ripeto il blog e’ simpatico poiché fa una disamina precisa senza essere puntiglioso o critico in senso negativo.

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  2. Paolo Salvi ha detto:

    Una cattedrale che narra la storia della sua città.
    È come spesso capita un edificio che si è evoluto nel tempo, inevitabilmente alterando il disegno originario, ma comunque mantenendo un aspetto estremamente gradevole in cui le trasformazioni hanno saputo ben armonizzarsi con le preesistenze.

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