NY: cose romaniche dell’altro mondo

Per coloro che viaggiano, e lo fanno da un po’ con il preciso intento di vedere e rivedere chiese, capolavori, luoghi dell’Europa romanica, l’idea di visitare New York risulta per lo meno peregrina. Lo era anche per me, fino a quando non ho ricevuto una ventina di particolarissime fotografie.

“Buonasera – ha scritto a Before Chartres il signor Stephane Zweguintzow -. Condivido alcune foto dei capitelli del monasterio di Saint-Michel de Cuxa che ho scattato al museo dei Cloisters di New York, nel caso volesse utilizzarle per una pubblicazione. Grazie per suoi post che leggo sempre con grande interesse e piacere. Cordiali saluti, Stephane”.

Il signor Zweguintzow è un lettore di questo blog, che non avevo fin qui il piacere di conoscere, e che ovviamente ringrazio; abita a quanto vedo a Parigi, ed evidentemente è stato da poco negli USA. E i capitelli che ha fotografato – li vedete in questa pagina – sono i pezzi sottratti all’inizio del Novecento al monastero di Cuxa, nei Pirenei francesi, e trasferiti appunto oltreoceano, come abbiamo raccontato in questo altro articolo. Stephane li ha potuti ammirare nel “museo dei Cloisters” di New York; o meglio in quel luogo strano ed eccezionale che è la sezione “The Cloisters” – letteralmente “i chiostri” – del Metropolitan Museum di New York.

Che dire? Che “The Cloisters” è davvero una cosa… dell’altro mondo. Solo un americano, il magnate John D. Rockefeller jr, poteva concepire un museo fatto come un’abbazia medievale, con tanto di torre romanica rifatta in situ sul modello di quelle della Catalogna: siamo negli anni ’40, e Rockefeller intende in questo modo offrire al visitatore americano il giusto contesto in cui ammirare l’arte medievale. Solo un americano poteva pensare di acquistare per il suo museo 30 ettari di terreno, sull’isola di Manhattan: una piccola parte servì all’architetto incaricato da Rockefeller, Charles Collens, per costruirvi l’intero museo, tutto il resto del terreno intorno era necessario perché la nuova struttura potesse restare, come si conviene ad un vero monastero medievale, ben isolata nel verde, anche se a pochi minuti dalla città più città del mondo occidentale.

E tutta americana, un po’ spaccona e un po’ spocchiosa, è poi l’idea di poter andare in giro per l’Europa, e raccogliere pezzi di vero romanico e di vero gotico, tra cui appunto una vasta serie di capitelli di Saint-Michel de Cuxa, ricostruendo per questi pezzi e con questi pezzi… i chiostri da regalare agli americani in gita domenicale. Perché così accadde: si partì proprio dai capitelli di Cuxa, acquistati in Europa da un appassionato statunitense, George Grey Barnard, che li trasportò a New York e li cedette poi a Rockefeller.

“The Cloisters”: il complesso visto dall’alto

Il chiostro romanico, con i suoi capitelli dal monastero del Rossiglione, non è ovviamente l’unico nella struttura: il museo-abbazia ricostruito sulle rive dell’Hudson propone anche quelli di Saint-Guilhem-le-Désert, di Trie-sur-Baïse e di Froville, oltre ad apparati decorativi dell’abbazia di Bonnefont-en-Comminges; anche gli altri chiostri sono realizzati a partire da capitelli e rilievi originali, prelevati nel primo Novecento dai luoghi per cui erano stati scolpiti, e inseriti in una libera ricostruzione moderna dei relativi chiostri. Ancora: molti altri pezzi di pregio dell’arte dei secoli di mezzo fanno bella vista in questa dependance neomedievale del Metropolitan Museum: spiccano, limitandoci all’arte romanica, i particolarissimi affreschi strappati all’eremo spagnolo di San Baudelio de Berlanga. Serviva poi un’abside – non si può vedere un monastero con i chiostri e senza una chiesa, no? – e allora l’architetto Collens pensò bene di smontare, e rimontare oltreoceano, l’abside della chiesa spagnola di San Martino a Fuentidueña, nelle campagne di Madrid; nel catino ricostruito a Manhattan si decise poi di collocare, con l’ennesima forzatura yankee style, gli affreschi portati via da un’altra chiesa spagnola, quella di Sant Joan de Tredòs.

Qualcosa di interessante c’è, insomma, anche a New York: l’appassionato di romanico dev’essere però ben disposto ad assaggiare, ben concentrato in un solo museo, il modo “a stelle e strisce” di guardare al medioevo europeo: che è fatto di passione un po’ ingenua, di strapotere del dollaro, di kitsch e di genialità, di invidia per la storia millenaria altrui… e soprattutto di splendidi capolavori romanici – da Cuxa, da Berlanga, dalle rovine delle chiese catalane… – costretti ad un esilio che va considerato ormai perpetuo.

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Non solo Saint-Michel de Cuxa. Vuoi scoprire la Catalogna romanica nelle sue suggestioni più profonde? Il modo migliore è farsi guidare dagli appunti di viaggio di Before Chartres. Puoi seguire l’itinerario proposto da questo blog: organizzato in sette giornate, ora è diventato un volumetto intitolato LA CATALOGNA romanica IN UNA SETTIMANA.

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11 pensieri su “NY: cose romaniche dell’altro mondo

  1. Paolo Salvi ha detto:

    I capitelli sono stupendi, oserei dire straordinari, per quella pietra rosata cangiante diversa da altri luoghi.
    Quanto al museo la mia irritazione raggiunge vette bibliche e trovo vergognoso che la cultura di un luogo possa venire depredata anche dietro l’esborso di una paccata di dollari (non credo poi molti all’epoca) .
    Gli americani sono talmente ignoranti che basta dargli una copia identica che li fai contenti, ovviamente accompagnando il tutto con un bel panino ed hotdog.
    Narrano che dopo Attila, vennero i Barberini, alla fine gli Americani…
    Peraltro a Cuxa sono stato nell’ormai lontano 1991 e lì rimane solo un lato del chiostro, purtroppo.
    Ma il luogo, pur defraudato, è stupendo…
    e gli hotdog e gli hamburger con ketchup e le patatine sono vietati.

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Paolo Lazzarini (da Fb):
    Rockefeller approfittò anche della rivoluzione russa e crisi europea come pure Ghetty, acquisirono in momenti di debolezza anche con provenienza poco Chiara. Si accaparrarono capolavori pagando un piatto di lenticchie. E non mollano nulla,

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Alphonse Du Maurier (da Fb):
    Abbiamo visitato recentemente The Cloisters ed è effettivamente bello e interessante. Non abbiamo potuto dedicarci troppo tempo perché siamo giunti appena prima della chiusura. La distanza tra il Metropolitan e la sua sede “distaccata” non ha giocato a nostro favore. Infatti, prima ci siamo dedicati alla visita del Metropolitan e anche li sono esposti articoli provenienti dall’Europa medievale, romanica e non.

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  4. Giulio Giuliani ha detto:

    Silvia Trevale (da Fb):
    Ho visitato Saint Michel de Cuxa una quindicina di anni fa, in un interessantissimo e indimenticabile viaggio in Linguadoca. Mi ricordo benissimo la storia dei capitelli finiti a New York e mi è rimasto il desiderio di vederli.

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  5. Esteve Roig Campamà ha detto:

    Una veritable llàstima aquesta “exportació” d’art europeu al continent americà. A vegades per la ignorància del mossèn del poble, a vegades per la codicia d’un antiquari, aquestes peces ja son irrecuperables… [Un vero peccato questa “esportazione” di arte europea nel continente americano. A volte per l’ignoranza del mossèn del poble, a volte per l’ingordigia di un antiquario, questi pesci sono già irrecuperabili… (trad. Google)]

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  6. Giulio Giuliani ha detto:

    Maria Teresa Filieri (da Fb):
    I Cloisters sono eccezionali e offrono una strepitosa collezione di opere medievali. Eccezionali come tutti i musei della città del resto e dalla città stessa, cominciando dalle fondamentali testimonianze di architettura dall’XIX secolo a oggi. Affermare che grazie ai Cloisters “Qualcosa di interessante c’è, insomma, anche a New York”, non è un po’ eccessivo?!

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Ok: sento che ti piace, New York, Maria Teresa 🙂. Fino al punto di non leggere con attenzione quello che c’è scritto in Before Chartres🙂… Io non parlo di New York, ma di quello che New York offre “per coloro che viaggiano, e lo fanno da un po’ con il preciso intento di vedere e rivedere chiese, capolavori, luoghi dell’Europa romanica”… E a chi viaggia cercando il romanico, New York offre “The Cloisters”… A proposito: definire The Cloisters “una strepitosa collezione di opere medievali” non è un po’ eccessivo?🙂

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  7. artsymbol ha detto:

    Many years ago I visited the abbey Saint Guilhem le Désert. There was a guided tour of the cloister and the guide spent the whole time remonstrating against the fact that the cloister there had been plundered by Rockefeller for the museum in New York. He was very angry, that was obvious and I must say I agreed with him. There was nothing left of the marvellous sculpture that had previously formed the cloister. It is a real shame that even though these monuments had withstood the ravages of time, the Wars of Religion and the Revolution there were to succumb to the plundering of a wealthy American in the twentieth century.
    Anyone in their right mind knows that the Parthenon Marbles should be returned to the Acropolis in Athens. Furthermore there is no reason to do remove original from their environment. Modern moulding techniques provide perfect and compelling replicas and the Victoria and Albert Museum in London has many, including a fantastic replica of the Portico de le Gloria of Santiago de Compostela

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  8. Giulio Giuliani ha detto:

    Anna Melorio (da Fb):
    Un puzzle di pezzi di diversa provenienza e stile… mah, io lo trovo sconcertante. Decontestualizzare poi le opere, nate in un certo luogo con un preciso intento, non è quasi mai una operazione rispettosa, se non si rende assolutamente necessaria per motivi di sopravvivenza delle stesse.

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