Un’abside che diventa facciata, che diventa ingresso, o meglio un ingresso che diventa abside: accade al Nord, al termine di una strana metamorfosi; accade a Nivelles, accade a Magonza, accade a Maria Laach; e all’origine di questa mutazione particolarissima sta la sfrenata ansia di presenza che, in una certa area geografica e in un certo preciso periodo storico, ha assalito il potere imperiale, in pieno fermento escatologico.

Davanti alla facciata della basilica di Santa Gertrude a Nivelles – che oggi è Belgio, ma a quel tempo era Impero germanico – noi mediterranei restiamo stupiti. Possiamo anche accettare l’idea di una chiesa romanica con due absidi, una ad oriente, come si usa, e un’altra costruita ad occidente, al posto della facciata; ma in una basilica con due absidi, comunque inusuale, ci aspettiamo l’ingresso sul lato lungo della chiesa: in Italia tutto ciò accade – il tipico esempio è la basilica di San Pietro a Grado, tra Pisa e il mare – per una sorta di “ritorno” alla basilica romana biabsidata, che ha il suo accesso, appunto, dal lato lungo della struttura. Ci può stare.
Ma a Nivelles siamo di fronte ad una realtà completamente diversa: nella grande chiesa belga, infatti, l’accesso alla basilica è posto ad occidente, là dove sorge una vera e vasta facciata, con tanto di portali d’ingresso; ed è proprio al centro della facciata che è stata costruita una seconda abside. La quale è parte integrante della facciata, e anzi ne costituisce, come vedremo, il completamento finale. E’ evidente quindi che a Nivelles quest’abside occidentale non costituisce uno svilimento della facciata; al contrario, porta a compimento, anche se ciò accade solo nel contesto germanico, il processo di potenziamento della facciata stessa.
L’abside costruita in facciata è un aspetto peculiare dell’evoluzione della chiesa medievale. In molte regioni europee, e non solo in Germania, questo processo porta, già nel tempo romanico, ad un “potenziamento” della facciata, che si fa via via più complessa e articolata: accade in Normandia – dove le torri si affiancano alla facciata – ma anche in Borgogna, dove la facciata si inspessisce – si pensi a Vézelay, a Paray-le-Monial e a Tournus – e diventa articolata, prevede un nartece, e sopra il nartece una tribuna che guarda verso la navata…. Nella “Germania imperiale”, questo percorso si accentua, e porta al WestWerk, cioè a quel “corpo occidentale” alto, possente, strutturato e complesso che risponde ad un esigenza ben precisa e tipicamente germanica: costruire cioè nella chiesa, per l’Imperatore o comunque per il potere imperiale, un suo proprio luogo privilegiato, che bilanci la forza evocativa del presbiterio e dell’abside orientali, luogo del potere religioso. Accade dunque che, con il WestWerk, la facciata diventa la sede del potere temporale, e si propone come contraltare al presbiterio; alla cattedra del celebrante si contrappone la cattedra opposta del’imperatore, all’articolazione esterna della parte absidale, sempre più ricca nel tempo romanico, si contrappone la possente mole del WestWerk: le chiese di Corvey, Minden, Freckenhorst, Marmoutier, tutte di area tedesca, sono esempi di facciate trasformate in un imponente WestWerk.




A Nivelles – e nelle chiese in cui un’abside appare al centro della facciata – si compie l’ultimo passo. E’ così spasmodica, infatti, l’ansia di evidenziare l’autorità dell’Imperatore, di dimostrarne l’equivalenza rispetto a quella ecclesiale, che poi, alla fine del percorso, anche dietro alla cattedra del signore temporale… si costruisce un’abside. La facciata romanica, dopo essere diventata altro rispetto ad un semplice ingresso, e dopo aver acquisito spessore e rilevanza fino a diventare WestWerk, ora dota se stessa – e siamo appunto agli esempi particolarissimi di Nivelles e delle sue sorelle imperiali: Bamberga, Treviri, Magonza… – di una sua propria abside che sta sull’ingresso: è l’abside del’imperatore, che sorge ad occidente, contrapposta a quella del Vescovo, o dell’Abate, che da sempre sta ad oriente.



E sbaglia chi intende quest'”abside dell’Imperatore” come il segno di un desiderio di contrapposizione laica alla Chiesa, e come il semplice riflesso di una lotta a tratti cruenta tra potere spirituale e potere temporale; al contrario, in un tempo in cui tutto tende alla nuova venuta del Salvatore, l'”abside dell’Imperatore” testimonia e rappresenta proprio il ruolo spirituale ed escatologico del potere imperiale, che sa di avere il compito di unificare il mondo, e di prepararlo al Giorno finale che sta arrivando. Non è tanto una pretesa di laicità che viene espressa così da parte dell’Imperatore: al contrario egli rivendica, anche con la sua abside ad occidente, un ruolo di primissimo piano nel tempo che precede la fine del mondo e la seconda venuta del Cristo in Gloria.
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Eccellente ed accurata descrizione di una tipologia originale e prettamente nordica, dalla basilica biabsidata al Westwerk, con l’evoluzione estrema dell’ingresso in facciata attraverso l’abside. È curioso che in Italia ci siano rari esempi, di cui il più pregevole e maestoso è proprio il San Piero a Grado presso Pisa, con centrale portale sul lato, considerando il fatto che la basilica paleocristiana prende nome e tipologia dalla basilica romana, biabsidata con accesso sul lato lungo adiacente al foro, luogo dove si amministra a la giustizia. Quindi, tre navate, divise da colonne, due absidi, ingresso laterale, matroneo erano già elementi di epoca romana, funzionali alla liturgia cristiana. Poi con l’uso si sviluppò una nuova disposizione planimetrica con un’unica abside, fulcro del culto e l’andamento assale da un ingresso ad essa opposto, più confacente alla simbologia e alla liturgia.
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Ottimo, Paolo. Before Chartres ha cercato di spiegare l’evoluzione della basilica – da quella romana a quella paleocristiana – nel post: https://beforechartres.blog/2017/09/05/lorigine-e-la-basilica-scelta-da-tempo/ . La tua sintesi è ancora più… sintetica. 🙂
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anche l’enigmatica mappa del monastero di San Gallo presenta una doppia abside
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Francesco Beatini (da Fb):
Splendido articolo, complimenti.
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Gennaro Piccolo Di Cercola (da Fb):
Ho avuto la fortuna di partecipare a un matrimonio di amici in Pietro a Grado. Questa descrizione me ne rende ancora più ricco e caro il ricordo. Grazie a Before Chartres.
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Ettore Coven (da Fb):
Come sempre molto interessante e molto meritoria di ampliare le nostre conoscenze di appassionati dell’arte del periodo.
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Monica Lucchini (da Fb):
Mi sto appassionando a questa Pagina, grazie per la disponibilità a renderci partecipi delle meraviglie del romanico in Europa 🤗
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Graziella Mingoia (da Fb):
Articolo molto interessante ed esplicativo. Grazie.
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Doppia abside anche a San Pietro al monte sopra Civate, al netto delle diverse ipotesi dibattito sulla sua origine e sulla sua funzione.
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Marguerite Wetz (da Fb):
Je trouve extraordinaire ce clocher de la collégiale de Nivelle.
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Ho lavorato in Germania e, di conseguenza, ho visitato alcuni monumenti citati in questo articolo.
Ringrazio per la descrizione bella e «coinvolgente» delle chiese romaniche d’oltralpe perché ho rivissuto con tanta emozione momenti della mia «tarda» gioventù.
Penso però che il problema del WestWerk sia un poco più complesso dal momento che la costruzione di torri occidentali parte dal periodo preromanico.
La Cappella Palatina di Carlo Magno ad Aquisgrana era ed è tuttora munita di una torre occidentale e possiamo ritenerla a tutti gli effetti un WestWerk a cui si accede sia da due scale a chiocciola ai suoi lati che dal lungo corridoio a due piani che collegava la Sala Regia alla Cappella stessa. Dal settore di «matroneo» difronte e in asse con l’altare antistante all’antica abside (ora non più quella originale) l’imperatore assisteva alla funzione religiosa e poteva osservare lo splendido mosaico (quello originale andato perso) con il Cristo Pantocratore della cupola.
Dico tutto questo perché mi è parso di capire, dalla lettura del bellissimo articolo, che il WestWerk romanico sia inteso come lo sviluppo di una facciata priva di torre occidentale. Invece il WestWerk nasce in epoca carolingia e continua la propria storia per tutto il periodo successivo con i cosiddetti imperatori «itineranti».
Ci sarebbe da citare anche il WestWerk della chiesa di origine carolingia di Mittelzell sull’isola di Reichenau (lago di Costanza) e avete citato Corvey, più volte rimaneggiata.
Ma c’è di più, cosa ispirò il Carolingio nella costruzione della sua Cappella Imperiale?
Durante la sua discesa in Italia Carlo ebbe modo di conoscere la chiesa «imperiale» di San Vitale a Ravenna (il virgolettato è d’obbligo visto che il Basileus e la Basilissa non vennero mai nella sede dell’esarcato). Anche questo edificio ecclesiastico, a pianta cantrale, aveva una torre con due scale ai lati ma in questo caso non in asse con il famoso coro mosaicato. Carlo rimase cosi colpito dalla bellezza di quella architettura e dalle sue decorazioni che chiese al Papa di poter trasportare alcune colonne del matroneo per integrarle nella sua Cappella Palatina come fossero reliquie (il Papa dovette molto gentilmente concedere «l’asporto»).
Una ultima notazione, i tedeschi, gente molto puntigliosa, distinguono il Westwerk dal Westbau, il significato delle due parole non è molto diverso: «Lavoro Owest» la prima e «Costruzione Owest» la seconda tradotte in modo pedissequamente letterale. Quando si parla di Westbau generalmente in Germania si intende una costruzione occidentale del periodo romanico maturo e tardoromanico. Il Westwerk invece indica la parte ad occidente dell’edificio del periodo preromanico e primo-romanico.
Non voglio dilungarmi oltre ma vorrei ricordare quello che forse è l’unico Westwerk del tutto originale (anche se bisogna fare uno sforzo notevole per riconoscerlo) in Italia: parlo della chiesa e del monastero di Farfa.
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