San Siro, il Dottor Jekyll del romanico

Questa è una chiesa su cui non puoi barare: di San Siro a Cemmo, infatti, è meglio non dire “Ci sono stato”, se davvero non si è arrivati a sfiorarne le mura umide, e a vederne il portale. E’ solo andandoci di persona, infatti, che ti accorgi che San Siro ha una sorprendente doppia natura, e che sa mostrarsi con due volti differenti, antitetici. Dai libri e dalle guide li puoi forse intuire, questi aspetti differenti; ma dal vivo ti colpiscono e ti spiazzano, perché la chiesa davvero sembra quasi comportarsi come il Dottor Jekyll del romanzo, che offriva di sé, alternativamente, un aspetto o l’altro.

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Le absidi di San Siro (foto: Luca Giarelli)

La prima natura di San Siro a Cemmo è quella della chiesa spettacolarmente arrampicata su uno sperone di roccia, con l’abside che poggia, quasi in equilibrio precario, proprio sul precipizio. Vista da basso, la chiesa è appunto un’abside possente e rocciosa, lassù in alto, decine e decine di metri sopra il greto dell’Oglio, che scorre ben più sotto. Tornano alla mente l’abside di San Pietro di Tuscania, o addirittura quella della Sacra di San Michele. Il campanile che affianca la chiesa, come la lancia di un guerriero stesa verso l’alto, accentua questo senso di verticalità. San Siro, insomma, ti fa credere che dovrai salire molti gradini, per arrivare alle sue porte, e per vedere da vicino quell’abside imponente e coraggiosa.

Ma poi, al contrario, la chiesa di Cemmo ti si presenta con l’altro suo volto. Non sali, ma scendi; e non vedrai più quell’abside… Parcheggerai l’auto, infatti, là dove la strada carrabile che porta alla chiesa diventa poco più di un sentiero; e dopo aver camminato per una decina di minuti tra boschi e le lastre di pietra tipiche della Valcamonica, la chiesa ti apparirà quasi all’improvviso, poco più in basso, mostrandoti il suo lato meridionale, su cui si aprono i due accessi. Devi scendere una rampa di gradini scoscesi ed irregolari, prima di vederne finalmente la parte che si propone al visitatore. E se vista da sotto San Siro è come uno stambecco, dritto in piedi in verticale sulla cresta della montagna, ora invece ti si presenta come una placida “quinta” di teatro, orizzontale com’è orizzontale il fianco di una chiesa, posta a chiudere il prato rettangolare che le si stende davanti.

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Ecco come appare la chiesa, che si raggiunge scendendo verso il fianco/facciata

Le due immagini – San Siro tutto abside e verticalità, e San Siro appoggiata quasi in una conca – sono nettissimamente in contrasto e nettissimamente separate. Perché dal basso è impossibile vedere il lato/facciata; e allo stesso modo quando si è giunti nel sagrato verde si può solo ammirare questa parete laterale – che il portale e di capitelli addossati trasformano in facciata – senza però accedere agli altri lati della chiesa: impediscono il passaggio a sinistra la montagna, contro cui la chiesa si protende, e a destra lo strapiombo, dove l’abside si può solo intuire.

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L’interno della chiesa

Si entra, quindi, per gustare l’interno vasto e arcaico di San Siro, i capitelli preziosi, la grande volta dell’abside, la strana gradinata che occupa il lato opposto a quello del presbiterio, la cripta irregolare retta da due colonne massicce. La chiesa ha una forza arcaica, quasi artigianale; e il contrappunto tra il grigio delle murature e il verde del prato, con la luce che entra dalla grande apertura del portale – bello anche se in parte riassemblato e “completato” dai restauri – è molto suggestivo.

Ma resta, salutando Cemmo, la sensazione di aver quasi avuto a che fare con due chiese in una, o con una chiesa con due volti, entrambi affascinanti ma opposti. Ad ognuno, infine, la scelta di ricordare l’una o l’altra personalità di San Siro, o il compito di fonderle in qualche modo. Chissà… Come finisce la storia del Dottor Jekyll e Mister Hyde?

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Il lato/facciata con il portale e il verde “sagrato”

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Il portale

La chiesa di San Siro è stata probabilmente costruita nell’ultimo scorcio dell’XI secolo, e completata all’inizio del XII. Dai rilievi di Cemmo, che si ergono in Valcamonica, nell’alto bresciano, ad ovest del corso dell’Oglio, l’abside di San Siro vede, al di là del fiume, a un chilometro di distanza in linea d’aria, l’altro gioiello romanico dell’area, la chiesa abbaziale di San Salvatore di Capodiponte. E così la modesta area urbana del Comune di Capodiponte, di cui Cemmo è frazione, propone a chi ama l’arte medievale due edifici di grande interesse, che possono comodamente essere visitati in una sola giornata. Le due chiese (per orari e info sulle visite: 036442080 e proloco.capodiponte@invallecamonica.it) hanno pochi punti in comune – tipicamente borgognona quella di Capodiponte, più decisamente italiana quella di Cemmo – se si escludono i capitelli: le foto più belle che ho visto – ben più significative delle mie – sono quelle del reportage di terrestorie.com, che racconta entrambi gli edifici con dovizia di particolari.

9 pensieri su “San Siro, il Dottor Jekyll del romanico

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Mi hai chiamato a commentare e ti accontento immantinente…
    Hai colto come tuo solito aspetti che ai più sfuggono: distratti dall’insieme o da un particolare, ci sfugge quello che tu invece riesci immancabilmente a focalizzare. E mi tocca, da bresciano doc, ammettere che un patavino arguto, riesca a mostrami aspetti che mi erano sfuggiti, nella mia eterna pulsione a comprendere il tutto o analizzare il particolare… la verticalità dell’edificio arroccato su uno sperone roccioso, quando lo si veda dal basso, dal fondo valle dell’Oglio, e l’orizzontalità dell’edificio, del suo fianco/facciata, quando scendendo scale scoscese, arriviamo al suo sagrato. Sembrerebbe osservazione banale, ma così non è, finché non la si mette a fuoco.
    L’uovo di Colombo disvelato.

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Paolo Salvi (da Fb):
        Devo dire che mi affascinano molto gli edifici arroccati su speroni rocciosi, per la magia che emanano, per le evidenti difficoltà nella loro realizzazione, perché sono là che, silenti, ti dominano, imperscrutabili.
        Ma anche San Salvatore, immerso nel verde sulle sponde dell’Oglio, ha un suo fascino dovuto al paesaggio in cui è immerso. E soprattutto, architettonicamente parlando, San Salvatore mi affascina maggiormente.
        Temo che sia un “no contest”…

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Pietro Marchetti (da Fb):
        Before Chartres ero arrivato convinto dal libro sul romanico di Jaca Book che S.Salvatore fosse la principale fra le due ma vuoi mettere la posizione di San Siro? A picco sul fiume, con la facciata contro la roccia… E poi quel nome del vescovo, pavese come sono io, andato a cristianizzare la val Camonica… Decisamente prediligo San Siro…

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