Rosciolo, il geniale leone “in galleria”

Draghi affrontati, serpenti che si mordono la coda, grifoni che ghermiscono agnelli, pavoni e cavalli e galli e sirene, mostri con due corpi che si uniscono in un’unica testa… Abbiamo visto, sui capitelli romanici, ogni sorta di strano animale, in tutte le posizioni più astruse. Dovevamo andare a Rosciolo, però, per vedere un leone attraversare letteralmente un capitello, da parte a parte.

Il ciborio

E non è affatto facile accorgersi di questa bestia sorprendente: la chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta è, infatti piena di meraviglie. Stupisce per certi altri capitelli arcaici, per l’iconostasi con i plutei scolpiti; e famosi per la loro bellezza sono l’ambone e il ciborio, pezzi pregiatissimi della particolare maniera abruzzese di decorare “a stucco” gli arredi liturgici. Ma è proprio osservando con attenzione il ciborio, posto sopra il semplice altare nel presbiterio soprelevato, e i suoi preziosi decori – dovunque uomini nudi e animali si rincorrono tra girali di fogliame -, che ci si imbatte nel capitello in questione, tra i più notevoli di tutto l’Abruzzo romanico. Che è simile agli altri realizzati qui a Rosciolo, e in San Clemente al Vomano, e a Moscufo e a Cugnoli, dall’atelier dei tre maestri Ruggero, Roberto e Nicodemo; che quindi rappresenta, come altri capitelli, volti di uomini baffuti e barbuti che si susseguono tutto intorno, spesso con le braccia unite come in un girotondo costretto, in mezzo a volute vegetali; e che però su una delle sue facce, nel lato meno visibile, nasconde… una buffa e inattesa variante.

Sopra gli otto volti umani – uno per faccia, e uno per spigolo – che compongono la fascia inferiore, l’autore del pezzo ha scelto infatti di scolpire teste di leone alternate a grandi volute vegetali; e così, su ciascuno dei lati piani del capitello sta un viso umano sovrastato dalle zampe e dalla testa della fiera: “Lo scultore offre così – scrive Francesco Grandolfo – una prova di alto virtuosismo (…) nel trattare un motivo come quello dell’uomo ghermito alle spalle da un leone, utilizzato frequentemente nei portali”. E però, nel lato meno visibile del capitello, al posto della testa del leone troviamo un paio di belle natiche feline, e una coda che penzola. E per dirla con le parole di critico,

…con un vero e proprio colpo di genio riesce a togliere drammaticità al motivo e ad incanalarlo nel sapore ludico dell’intera composizione, sostituendo alla protome, nella fronte posteriore del capitello, il deretano di un leone. In questo modo, l’idea che il capitello sia effettivamente cavo al suo interno viene enfatizzata e, nello stesso tempo, viene introdotto (…) un margine di ambiguità, tipico della cultura di immagine dell’epoca romanica, nel senso che non si sa se quel posteriore di leone appartenga a uno dei tre che si affacciano dagli altri lati del capitello, oppure se sia di un quarto animale.

Dei quattro che sostengono il ciborio, il capitello con il leone “passante” è quello avanti a sinistra per chi guarda dalla navata; bello anche quello a destra, anch’esso scolpito con teste e volute; i due posteriori, come spesso accade, sono decorati solamente con motivi vegetali.

Le pagine dotte e interessantissime di Grandolfo nel volume Scultura medievale in Abruzzo aiutano ad attribuire correttamente il capitello, dentro al lavoro incrociato dei tre maestri, alla mano di Roberto, figlio di quel Ruggero che fu il capostipite della scuola. Roberto mise mano con il padre al ciborio di San Clemente al Vomano, e poi lavorò appunto qui a Rosciolo, all’ambone e al ciborio, con il più giovane Nicodemo. Stretto un po’ tra padre e fratello, il buon Roberto rischia di passare per l’eterno gregario, prima al lavoro all’ombra del fondatore della scuola, e poi eclissato da Nicodemo che ebbe, indubbiamente, una personalità fortissima, e che poté, negli anni successivi, realizzare “in proprio” grandi capolavori, come il pulpito di Moscufo e quello di Cugnoli. E insomma Roberto somiglia un po’ al fratello maggiore della parabola, quello che resta fedele al padre mentre il minore, il “figliol prodigo”, se ne va a cercare fortuna per suo conto… Ben venga allora questo suo capitello magico, che mentre mostra il lato meno nobile del leone, evidenzia di Roberto la capacità inattesa di innovare, di far sorridere e di spiazzare, e gli permette di mettere una firma, finalmente sua ed esclusiva, su un pezzo scolpito come nessun’altro prima aveva fatto.

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L’ambone

La chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta, a Rosciolo, è una delle realizzazioni più belle e particolari del romanico in Abruzzo, e forse una delle chiese più amate dell’intero panorama romanico. E’ una costruzione di dimensioni non grandi, rustica all’esterno. Dentro invece è candida, fatta di uno spazio magicamente sospeso, in cui la pietra dei pavimenti e quella intonacata delle pareti e dei pilastri, con i loro capitelli quasi primitivi, dialoga con gli arredi liturgici in pietra e stucco. Il ciborio e l’ambone, realizzati da Roberto e Nicodemo e separati da un’antica iconostasi, sono pezzi di grandissimo fascino, espressioni altissime della tradizione decorativa romanica in Abruzzo.

L’intera regione, peraltro, è ricchissima di chiese e abbazie dal forte carattere; andando a Rosciolo, si veda almeno la vicina chiesa di San Pietro ad Alba Fucens, altro gioiello di altissimo valore, questa però di limpida ispirazione classica.

Santa Maria in Valle Porclaneta, l’interno

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Non c’è, questo pezzo notevolissimo, nel volumetto sui capitelli medievali che Before Chartres propone, finalmente “in carta”, ai suoi lettori più fedeli. E però ce ne sono altri dodici – anzi, per la verità ce ne sono altri quattordici – che hanno la pretesa di essere altrettanto belli. Vedere per credere. Qui: DODICI splendidi CAPITELLI ROMANICI.

La terra alta tra Milano e i Laghi è una delle culle, se non la vera culla, dell’architettura romanica. Da qui i “maestri comacini” portarono i segreti della loro laboriosa abilità costruttiva un po’ dovunque in Europa. Un itinerario in dieci tappe racconta le loro realizzazioni più preziose – da Almenno San Bartolomeo a Gravedona, da Agliate ad Arsago Seprio a Civate – e lo spirito, i colori, i materiali, i modi e i vezzi che hanno lasciato nelle loro terre d’origine: DIECI PERLE romaniche TRA MILANO E I LAGHI

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5 pensieri su “Rosciolo, il geniale leone “in galleria”

    • Giulio Giuliani ha detto:

      AnnaMaria Raneri (da Fb):
      Tvllia Rita, è la stessa cosa anche per me… Questa chiesa ha qualcosa in più. Ti regala serenità e pace ed è un gioiello dal punto di vista artistico. Se ci si può “innamorare” di un luogo, questo è il mio posto del cuore.

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  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Sandro Vitali (da Fb).
    Sarebbe interessante approfondire perché nei capitelli medievali ci sono così tante teste d’uomo che sputano erbe e fiori. Omini verdi di derivazione pagana, forse? Mi pare di ricordare che tutta l’arte del tempo riprende simboli e figure dei pagani, senza farsi troppi problemi di risultare ligia ai dettami della chiesa.

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  2. Paolo Salvi ha detto:

    Santa Maria in Valle Porclaneta è forse il capostipite dei gioielli del romanico abruzzese e è collocata in posizione isolata, lontana dalle vie principali, in una valle verdeggiante tra le colline sotto il monte Velino. Stupenda la veduta absidale, alquanto rustica la facciata.
    Ma l’interno è uno scrigno prezioso di gioielli che vanno dall’ambone, di cui la regione è ricca di stupendi esemplari, al ciborio dal capitello che ci presenti, fino all’iconostasi, elemento più raro ma presente anche a San Pietro in Albe, non lontana.
    Curioso questo capitello, la cui particolarità, mi era sfuggita, forse per non aver visto con attenzione anche la faccia interna del ciborio. Gli scultori romanici non di rado si peritavano di realizzare opere come fossero divertissement, a volte goliardici ed a sfondo sessuale, che mai t’aspetteresti in un luogo di culto.
    Ci sono già stato un paio di volte e penso che non mancherò di tornarci anche una terza.
    Sublime.

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