Nella vasta piana padana, molte città conservano, al loro centro, una imponente chiesa urbana del tempo romanico; non è così al di là degli Appennini, in quella Toscana che è pure ricchissima d’arte medievale. Before Chartres ha già raccontato, anche in uno dei suoi volumetti, come Casale Monferrato, Como, Pavia, Milano, Brescia, Piacenza, Fidenza, Parma, Modena, Verona, Venezia e Trento conservino ciascuna almeno una grande “chiesa di città”, quasi sempre una cattedrale, che possa far innamorare gli appassionati del romanico. Ma in Toscana no, questo non accade: se si esclude Pisa, i capoluoghi di questa regione sono ricchi sì d’arte e di chiese, ma non si incontrano cattedrali che possano essere definite prettamente romaniche. A Firenze il romanico è rappresentato dal celebre battistero, e poi dall’abbazia “extraurbana” di San Miniato, ma il Duomo è rinascimentale; Siena vanta una notevolissima cattedrale, che però gotica; le principali chiese di Pistoia, Arezzo, Grosseto, Livorno e Prato risalgono ai secoli posteriori a quelli romanici, che pure hanno lasciato importantissimi monumenti nel contado – si pensi solo all’abbazia di Sant’Antimo e alle pievi di Gropina e di Romena -. Si può dire, forse, che la fervente vivacità dei Comuni toscani non poteva non portare, dal XIII secolo in poi, alla ricostruzione e all’ammodernamento delle chiese costruite nei secoli precedenti, quelli a noi cari.
A Lucca, città “dalle cento chiese”, la situazione è simile. Mentre la basilica antica di San Frediano mostra pienamente i suoi riferimenti all’architettura paleocristiana, e ad un amante del romanico suona in questo superata e lenta, le bellissime chiese di San Michele in Foro e di San Martino, con le loro facciate costruite e decorate nel primo Duecento, sembrano e sono già troppo avanti di un passo. L’atelier di Guidetto le ha rese entrambe spettacolari, con quelle logge che si sovrappongono ariose e ricchissime, con quei decori che abitano ogni angolo, con il verde delle tarsie che risponde al bianco dei marmi; e però, se chiarissimo è ancora il riferimento alla facciata pisana di Rainaldo, la sua lezione, qui a Lucca, due o tre decenni dopo, è già tradotta in un’altra lingua.




E però San Martino, almeno lei, sembra saper parlare ancora a chi ama il romanico, e lo fa grazie al portico in facciata. Il quale con i suoi tre archi possenti protegge i portali; e con questi stessi tre archi, massicci, profondi, tradisce l’ispirazione lombarda degli architetti che lo costruirono. Il portico di San Martino è un vero e proprio nartece. Anche se la terza, a destra, è più piccola, le sue grandi arcate mettono in campo di nuovo, anche qui in Toscana, quella ricerca di monumentalità che è tipica del romanico e del romanico lombardo; i pilastri che le reggono, pilastri compositi, con semicolonne addossate, sembrano voler riproporre, anche in questa regione, quel gusto per il gioco dei pesi e delle forze che è, questo sì, tipicamente romanico, e che però tutto intorno in questa terra sembra non aver suscitato entusiasmi; e insomma è qui, sotto questo portico – e non certo sulle facciate lisce e classiche di San Miniato a Firenze o della stessa cattedrale di Pisa – che è venuto a nascondersi e a trovare riparo, come facevano i cambiavalute della Lucca medievale, il possente spirito architettonico romanico.
Poi la facciata di San Martino sale magnifica di ceselli e tarsie e colonnine finemente scolpite; ma questa è già farina del sacco altrui. Il grande portico invece – pilastri che reggono arcate, che poi reggono volte – ci riporta a Casauria, a Chatel-Montagne, in Sant’Ambrogio a Milano, a Paray-le-Monial, luoghi in cui il nartece è elemento essenziale dell’architettura e della liturgia; è la nostra oasi, il grande portico, quella in cui, anche a Lucca e anche in Toscana, ritroviamo tradotta in opera la sensibilità degli architetti romanici.
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Nella vasta piana padana – la “Lombardia” medievale – dodici delle grandi chiese costruite nel tempo romanico competono in magnificenza, autorità e splendore. Before Chartres le osserva e ne descrive il cuore, in un nuovo delizioso volumetto: LE GRANDI “chiese di città” DELLA PADANIA ROMANICA.
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La terra alta tra Milano e i Laghi è una delle culle, se non la vera culla, dell’architettura romanica. Da qui i “maestri comacini” portarono i segreti della loro laboriosa abilità costruttiva un po’ dovunque in Europa. Un itinerario in dieci tappe racconta le loro realizzazioni più preziose – da Almenno San Bartolomeo a Gravedona, da Agliate ad Arsago Seprio a Civate – e lo spirito, i colori, i materiali, i modi e i vezzi che hanno lasciato nelle loro terre d’origine: DIECI PERLE romaniche TRA MILANO E I LAGHI.
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Centocinquantun pagine per raccontare l’Abruzzo, una terra fiera, in cui l’arte romanica è fiorita rigogliosa. Raccolgono e raccontano le grandi chiese e le grandi abbazie isolate, l’arte vivacissima di Ruggero, Roberto e Nicodemo, e i loro splendidi arredi pieni di girali, mostri, animali e piccoli uomini nudi, e ancora i portali e gli architravi, gli amboni e i cibori… Il viaggio nell’Abruzzo romanico, non delude mai, e così non delude il nuovissimo volumetto ITINERARI alla scoperta DEL ROMANICO IN ABRUZZO, che raccoglie gli appunti di viaggio di Before Chartres.
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Jorge Pescio (da Fb):
Entrando, nella navata di destra si trova la straordinaria scultura funebre che rappresenta la defunta Ilaria del Carretto, morta di parto in giovane età. Opera maestra di Jacopo della Quercia. La salma si trova nella chiesa San Francesco….
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Antonella Gotica (da Fb):
La chiesa è bellissima, ma il monumento funebre di Ilaria è superbo.
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Sai che stavolta non sono d’accordo?
Come fai a non considerare romanici il Duomo di Pistoia ed il Duomo di Prato?
Lo diciamo al nostro Magister e, soprattutto, al maestro di Cabestany che ne scolpì i capitelli del chiostro?
Per me sono tra i più begli esempi del romanico della Toscana, due città che meritano per questi ed altri capolavori, in particolare Pistoia che per me è stata una sorpresa affascinante.
Firenze aveva Santa Reparata che venne poi demolita ed incorporata nel nuovo duomo di Santa Maria del Fiore (la si vede nel sottosuolo, recuperata archeologicamente e ben disegnata in ricostruzione dall’amico Massimo Tosi).
Arezzo ha la pieve di Santa Maria, splendidamente romanica pure quella.
Ovviamente Siena ebbe il suo fiorire ed apogeo nel Trecento, per cui inevitabilmente il duomo qui è ricostruzione gotica che avrebbe pure avuto un ampliamento superbo, trasformare le navate in transetto del nuovo Duomo!, tanto superbo che non venne portato a compimento.
Torniamo a Lucca e vi troviamo non meno di 12 chiese romaniche nel centro storico, tre delle quali le perle che citi: San Frediano, arcaica e quasi addossata alle mura urbiche, San Michele in Foro, molto pisana e centrale, il Duomo di San Martino, marginale come a Pisa poco dentro la cortina difensiva.
Ma quante altre piccole ma affascinanti meraviglie possiamo trovare a Lucca, anche sconsacrate ed adibite a sale civiche per mostre…
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Volevo scrivere la stessa obiezione su Pistoia (tra l’altro la città più sottovalutata della regione). Quelli che citi mi paiono esempi di romanico importante (anche se non sono esperto quanto voi) e poi citerei anche Pisa.
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Lo sai, Paolo, che abbiamo visioni differenti su “cos’è” romanico… Però, pur nelle visioni differenti, dobbiamo essere precisi, anche per chi ci legge. I capitelli del Cabestany a Prato sono piùccheromanici, non ho dubbi (anche se siamo ancora qui a scervellarci per capire se sono gli originali o bellissime copie). E che ci siano chiese romaniche in Toscana, anche nelle città, non lo metto in dubbio: non a caso ho fatto nel post una lunga introduzione confrontando la Toscana con la “Padania”, e dicendo che in Toscana non ci sono le grandi cattedrali urbane – cioè non c’è il corrispettivo dei duomi di Modena, Trento, Parma, Piacenza, Brescia e di Sant’Ambrogio, di San Michele a Pavia… – non che non ci siano chiese romaniche (o che non ci fossero in passato). Peraltro, la pieve di Santa Maria ad Arezzo non può essere considerata un’architettura romanica… come non lo sono il Duomo di Prato e quello di Pistoia, e non lo sono San Michele in Foro a Lucca e, appunto, San Martino nella stessa città. Che siano chiese bellissime e ricchissime, non lo metto in dubbio; che siano esempi significativi di architettura romanica… questo no, per me non lo sono.
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Carissimo Giulio, evidentemente abbiamo sensibilità differenti. E credo che sia differente anche quella di Guido Tigler, professore, mi pare, di Storia dell’Architettura Medievale all’università di Firenze, che ha scritto la più recente edizione di TOSCANA ROMANICA per l’editrice Jaca Book, che entrambi amiamo “incommensuratamente”. E nella quale le stesse chiese che escludi hanno capitoli anche corposi (10-12 pagine).
Altro discorso, che comprendo ed accetto, se mi dici che quelle chiese non ti destano grandi emozioni.
Sei del tutto padrone delle tue lecitissime emozioni, di non sentirle romaniche, anche se lo sono per me fortemente.
E anche per il Tigler.
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Niki Manzionna (da Fb):
Vista il mese scorso, bellissima e la statua di Ilaria del Carretto merita una visita.
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Buongiorno. Il Duomo di Firenze è rinascimentale?
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Giorgio Placatti (da Fb):
Gli è proprio bellina, ovvìa… scherzi a parte, Lucca e un vero gioiello.
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