Il dono dei Magi è scolpito in un film

FleuryAdorazioneArchitrave1Cento volte il Medioevo ha rappresentato la scena dell’Adorazione dei Magi; ma qui, in quest’architrave mirabilmente impaginata, l’evento celebrato nell’Epifania si fa movimento puro, come animato da una lanterna magica.

Tre cerchi, come tre fotogrammi di una pellicola. E dentro questi fotogrammi tutto si muove verso Maria, seduta con in braccio il Bambino. Tutto si muove: il viaggio lungo dei re orientali si esaurisce e si conclude, e si trasforma in omaggio. Tre cavalli galoppano verso la grotta: il primo è giunto ormai, gli altri seguono, attraversando il primo cerchio come se attraversassero una porta spazio-temporale. E i Magi? Mentre uno è già in ginocchio davanti al neonato, il secondo ancora cammina per avvicinarsi, e il terzo addirittuta cavalca ancora, eppure anche lui già porge lo scrigno che contiene il suo dono.

Per come tutto sembra dirigersi, quasi “rotolare”, verso il Bambino – pervade tutta la scena un’ansia fremente di conoscerlo ed onorarlo – l’adorazione dei Magi scolpita a Fleury-la-Montagne non ha eguali. Scena da film più che rilievo istoriato, è stata scolpita da un genio. Lascia a bocca aperta quel primo cavallo a sinistra che, ultimo della fila attraversa il cerchio da dietro, quasi proprio entrando, mentre il primo ne esce sovrapponendosi al cerchio stesso, trasformato così davvero in un passaggio, in una porta… E mirabile è il modo in cui, quasi a scandire il movimento nello spazio, i cappelli appuntiti dei due Magi in arrivo si sovrappongono alle foglie dello sfondo e con esse si confondono.

Difficile trovare qualcosa di simile nell’arte romanica continentale. L’architrave di Fleury-la-Montagne sta nel meridione estremo della Borgogna – ad un’ora e mezza a nord ovest di Lione – ma profuma d’Oltremare: chissà quali rapporti e quali corrispondenze legano l’autore di questo capolavoro a Rochester, o ad Ely, nell’Inghilterra normanna.

FleuryAdorazioneTimpano

4 pensieri su “Il dono dei Magi è scolpito in un film

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Uno vede e ammira chiese romaniche da quasi 50 anni e poi scopre di non aver saputo vedere e leggere fino in fondo ciò che ammirava. Non ci sono mai stato, a Fleury-la-Montagne, ma ogni tuo racconto mi fa stare dentro l’opera, non solo l’architettura, e cogliere quello che da solo mi sfuggirebbe perché presto maggior attenzione agli spazi, ai volumi e all’unione dei singoli elementi architettonici, piuttosto che alle opere scultore, che troppo spesso vedo come ornamento e decoro di edifici affascinanti.
    Quando leggo i tuoi poetici florilegi sento che mai potrei mettermi a scrivere con la stessa sensibilità. Mi devo accontentare di essere un attento ed ammirato lettore.

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