Le ultime chiese dove sali solo a piedi

Restano tre grandi “luoghi” del romanico a cui si giunge rigorosamente a piedi, e dopo lungo salire, poiché collocati là dove le auto non riescono ad arrivare: uno, San Pietro al Monte sopra Civate, sta in Italia; un altro è il Canigou, e si erge sui Pirenei che parlano francese; e infine c’è Sant Llorenç del Munt, sui monti non lontani da Barcellona.

Poi, se volete, ci sono tante altre chiese e tanti altri monasteri che stanno in  montagna, e che ti obbligano ad un po’ di salita; ma in alcuni casi si tratta di percorrere a piedi un ultimo breve tratto – come accade alla Sacra di San Michele o all’abbazia di Novalesa, per fare solo due esempi –; e in altri casi si cammina, sì, a lungo, ma per raggiungere un eremo, o una chiesetta, che comunque è un sito “minore”, carico magari di fascino, ma non decisivo nella storia della cultura medievale… Insomma: i “grandi luoghi” del romanico a cui si arriva rigorosamente a piedi e dopo lungo salire tra boschi e sentieri di montagna, sono solo tre.

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Sant Llorenç del Munt

Si tratta di tre luoghi celebri. San Pietro al Monte, sopra Civate, a poca distanza dal lago di Annone, è un oratorio collocato in una vasta radura, prezioso per molti motivi e soprattutto per gli stucchi e per gli affreschi che conserva al suo interno; ci si arriva per diversi sentieri, che infine confluiscono in uno soltanto, camminando nei boschi e faticando come si fatica sempre, in montagna. Sui Pirenei francesi, il Canigou è invece un complesso insediamento, una vera e propria abbazia – Saint-Martin-du-Canigou – “abitata” e officiata ancor oggi da una comunità monastica femminile: la chiesa ed il chiostro, soprattutto, sono imperdibili per chi ama l’arte romanica; per arrivarci, si lascia l’auto nelle strade del villaggio di Casteil, e si sale a piedi per sentieri che è bene affrontare correttamente attrezzati: scarpe, copricapo, bottiglia d’acqua a portata di mano aiutano a percorrere la salita che dura, anche qui, quasi un’ora. Sant Llorenç del Munt, infine: è meno nota la chiesa, che comunque è un pregevole esempio di romanico catalano; ma spettacolare è il territorio circostante, attraverso il quale si snodano almeno due vie di accesso, che percorrono entrambe i ripidi e suggestivi paesaggi del Parco naturale di Sant Llorenç del Munt i l’Obac.

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Il monastero di Saint-Martin-du-Canigou

Ci sono moltissimi motivi per cui un insediamento d’altri tempi acquista ancora più fascino se collocato in alto, lontano, dove si giunge solo a piedi e con fatica: ci piace ciò che è isolato, ci piace ciò che è inserito in un ambiente spettacolare, ci piace essere obbligati a dedicare tempo e passi alla conquista della nostra meta… Una cosa però sottolinea Before Chartres, ed è la seguente: chiese ed oratori romanici stanno proprio a loro agio in montagna, lontani, isolati; ed al contrario è più difficile trovare, tra i boschi e in altura… un edificio gotico; e se lo si trova, raramente si sposa con il paesaggio, come invece sa fare ogni costruzione romanica, dal piccolo oratorio al grande insediamento monastico. Che dire? Di certo che il gotico, ben più del romanico, è stile “urbano”, della rinascita cittadina; e poi che il gotico punta alle altezze, ma il romanico le abita; che il gotico è presuntuoso e ama moltissimo farsi vedere dalle folle, mentre il romanico sa che lo sguardo del Signore giunge ovunque, e il Suo giudizio conta più di quello delle genti.

Dunque, è un peccato che oggi si arrivi in auto fin sotto a molte chiese romaniche che un tempo erano raggiungibili solo a piedi. Ed è una fortuna che tre di esse ancora ci obblighino – e nel contempo ci permettano – di fare l’esperienza della fatica, dell’ascesa, e del “deserto”. E’ sempre più difficile, senza dubbio: prevale in molti visitatori, anche in questi tre luoghi che dovrebbero essere sacri al culto dell’arte romanica, l’obiettivo primario di fare trekking e di scattare foto suggestive. Il medioevo è lontano, da noi e dal nostro modo di vivere; e il medioevo romanico lo è molto di più rispetto a quello gotico.

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San Pietro in Monte a Civate

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Saint-Michel-d’Aiuguelhe a Le Puy

Abbiamo detto di tre “luoghi romanici” di grande valore artistico che ti obbligano a salire a piedi, e non per pochi minuti. Aggiungiamo il monastero di Cassérres, in Catalogna: fingete di non sapere che una strada asfaltata corre su fino alle porte dell’insediamento monastico, e salite a piedi, per il sentiero suggestivo – ci si mette quasi un’ora ad arrivare alla meta – che un tempo era l’unica via. Potete salire a piedi, con una passeggiata di mezz’oretta, anche a San Pantaleon de Losa: dite che non sapevate della strada che ora porta le auto fino a pochi minuti dall’eremo. E lo stesso a piedi si può andare, tra dirupi e avvoltoi, anche all’eremita de San Frutos, in Castiglia: anche qui però, volendo si può arrivare in auto a poca distanza dai resti del monastero. E lo stesso accade alla Sacra di San Michele, in Val di Susa, di cui non serve dire altro.

Citiamo ancora – certi chi legge ricorderà altre mete che noi abbiamo dimenticato – la chiesa di San Benedetto in Val Perlana, nei boschi intorno al Lago di Como, che non è un “grande sito” dal punti di vista artistico ma è splendida dopo la lunga scarpinata in salita, obbligatoria per chi vuole vederla; la chiesa di San Siro a Cemmo, che si raggiunge camminando un po’ tra le pietre e i graffiti della Valcamonica; l’abbazia in rovina di San Rabano, nella Maremma grossetana, persa in mezzo ad un vasto parco naturale boschivo e non raggiungibile che a piedi; e poi una splendida chiesa a cui si sale percorrendo una lunga e ripida scala di gradini: siamo in città, stavolta, a Le-Puy-en-Velay, e la chiesetta è quella di Saint-Michel-d’Aiguilhe: ascesa diversa, ma anche questa inevitabile, e paragonabile ad un’”ascesi”.

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Casserres, l’ultima parte del sentiero

30 pensieri su “Le ultime chiese dove sali solo a piedi

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Luciano Giannatempo (da Fb):
    I suoi articoli sono davvero affascinanti e costituiscono una sicura guida per chi ama il romanico…anni fa mi recai sui Pirenei Centro/Orientali francesi giusto alla ricerca del romanico più autentico…ne trovai alcuni fulgidi esempi in particolare in Cerdagna…Tra due mesi vorrei andare – per completezza – sui Pirenei Atlantici franco/iberici…qui la messe mi sembra molto più contenuta…Giulio può contribuire con qualche suggerimento? Grazie mille!

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Pietro Marchetti (da Fb):
    Lettura affascinante – come sempre – ma mi permetterei di correggere qualcosa sull’unico che conosco personalmente: San Pietro al Monte è stato un insediamento monastico non un semplice oratorio. Oggi è una chiesa officiata saltuariamente. Oratorio, semmai, la chiesetta di San Benedetto di fronte a quella principale…

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Caro Pietro, sapessi la fatica che ho fatto a difendere questa tua tesi secondo cui San Pietro in Monte è stato un insediamento vasto! Lo scrivevo e lo sostengo ancora nel post dedicato espressamente a Civate, e nei commenti vedi però che secondo alcuni proprio San Pietro in Monte è stata sempre una chiesa “isolata”: https://beforechartres.blog/2017/09/09/risalire-a-civate-quella-di-un-tempo/. Comunque la tua precisazione è sacrosanta: davanti a San Pietro, un po’ più in giù, c’è quello che è sicuramente un “oratorio”.

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Pietro Marchetti (da Fb):
        Molte grazie, ignoravo di questa disputa. Sui volumi acquistati in loco si parla di un insediamento monastico se non di un vero e proprio monastero. E così pure Italia romanica-Lombardia di Jaca. Mi pare impossibile che una chiesa così grandiosa non abbia avuto un certo numero di monaci residenti. Dell’oratorio di San Benedetto si dice sia stato usato per celebrarvi i funerali. E di chi se non dei monaci del luogo? O portavano a spalla i defunti da sotto? Quindi concordo con te che deve essersi trattato di un qualche insediamento.

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Paolo Salvi (da Fb):
    Saint-Martin-du-Canigou! Ci sono stato nel 1991 con la mia futura moglie. Ci ho lasciato il cuore in quei posti sui Pirenei francesi, nella Catalogna francese. Su tutti la Prieuré de Serrabonne, anch’essa arroccata sulla cima di un alto colle che domina la vallata.
    Sublime.

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  4. Paolo Salvi ha detto:

    Come ti ho scritto sopra, sono stato a Saint-Martin.du-Canigou nel 1991, quando visitai il Roussillon e la Catalogna francese (i Pirenei, fino a Lourdes). Questa chiesa è impressionante ed affascinante per la sua posizione, un po’ discutibile per i restauri che ha subito, per me un poco invasivi. Ricordo la camminata, impervia, nel bosco, seguendo sentieri battuti dai pellegrini che ci si inerpicavano coi loro fardelli. Io e la mia fidanzata (ora moglie da 25 anni), ancora giovani ed in perfetta forma, l’abbiamo raggiunta dopo oltre mezz’ora di salita. Ma ne è valsa certamente la pena.
    Quest’anno, grazie al Magister, ho colmato la lacuna di San Pietro in Civate e quella è stata una fatica più faticosa (per l’età e per la forma scadente). Ma lo spettacolo in cima è stato straordinario. E’ un complesso estremamente interessante ed in ottimo stato di conservazione, con affreschi e studi davvero eccezionali.
    Mi manca ancora, ma grazie a te ricorderò di vederla presto o tardi, la chiesa catalana.

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  5. Giulio Giuliani ha detto:

    Giovanna Bigalli (da Fb):
    Come precisato nel testo…. St. Michel a Le Puy non si può non includerla… scale, e non sentieri, ma di certo un sentiero dell’anima… e una tensione diversa e quasi più intensa… non puoi soffermarti se non in brevi momenti per guardare il paesaggio, non dialoghi con i compagni di viaggio, ti concentri sui tuoi passi…sali, teso a quel che troverai, un po’ come in una fiaba famosa…. E poi ridiscendi… per tornare alla realtà. Dalla terra al cielo. Dal cielo alla terra.

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  6. Giulio Giuliani ha detto:

    Luca Borgia (da Fb):
    Rovescio della medaglia: l’assenza di strade impedisce l’accesso a disabili e a chi fisicamente -per vari motivi- non può. Certe cose non sono “democratiche”, purtroppo. E’ un “per fortuna” corretto, ma pure relativo. C’è sempre un’enorme attenzione a certi diritti, un po’ troppo pompati, e molto poca verso altre situazioni, irrimediabili, e che non portano il consenso del politicamente corretto. Polemizzai parecchio un paio di anni fa quando, per la mostra su Gaudenzio Ferrari (3 sedi, Novara, Vercell e Varallo. Un mezzo flop purtroppo), installarono un ponteggione a pochi metri dal tramezzo di S. Maria delle grazie per far salire la gente uno o due alla volta a vedere per dieci secondi gli affreschi più “alti”. Impedendo la visione della parete ai disabili (in pratica l’unico monumento di Varallo agevole). Una stronzata: ricordo che una delle ideatrici se la prese, e fondamentalmente la mandai a stendere ahahah… Aggiungerei S. Angelo in Montespino (FM, Montefortino): non lunghissima la salita, una strada c’è ma di norma non la fanno percorrere e quindi si va su una mezzoretta a piedi. E’ un po’ rozza e troppo trascurata, ma è una delle poche ad absidi e cripte contrapposte, quindi…

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Hai ragione, Luca, di evidenziare come certi percorsi, che noi amiamo, per altri sono una fatica ulteriore e certo non gradita. Però io credo che al giorno d’oggi in molti casi, parallelo al percorso a piedi a cui sono “costretti” tutti i visitatori, ci sono, per chi è portatore di di handicap, alcune “vie alternative”. Al Canigou, ad esempio, si sale anche con le jeep, e immagino quindi che – con la tua sensibilità – siano stati previsti servizi per i disabili; lo stesso dicasi per Sant Llorenc del Munt… A San Pietro a Civate forse questo è proprio impossibile.

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Luca Borgia (da Fb):
        Anche alla Sacra in qualche modo, con gli ascensori, si sale. Chiaro, lo scalone dei monaci è off limits. Inevitabile. Come lo è salire sulla torre di Pisa. Purtroppo non sono cose per tutti, e non tutte possono diventarlo. Lo faccio presente quando mi capita di vedere o leggere cose un po’ romanzate che portano soprattutto al settarismo: ad esempio diversi articoli del direttore del TCI, sul loro mensile, contro il turismo di massa e a favore di quello elitario. La verità sta a mio avviso nel mezzo, anche se difficile: smussare gli eccessi del turismo di massa, realmente fatto di tanti caproni, ma allo stesso tempo non ridurre il tutto all’elogio dei non molti benestanti “studiati” che possono girare a piacimento, contro la massa di bestie. Altrimenti pensare di innalzare un pochetto il livello medio non sarà mai possibile.

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